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«Un disco dalle tracce intimiste, che
per genere richiamano la musica cantautorale italiana anni
Sessanta, mentre per arrangiamenti occhieggiano a tratti al
pop italiano anni Ottanta».
(Paolo Jugovac CRC
Network)
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Chi è Gianni Paderi
Nato nell'interland cagliaritano, Gianni ha vissuto i primi
anni della sua vita poveramente, ma con il canto in casa.
Infatti, i suoi genitori trovavano ogni occasione per cantare
insieme (racconta della madre che cantava dalla mattina alla
sera!), col padre che suonava da autodidatta (riuscendo incredibilmente
bene) tutto quello che gli capitava a tiro; così che
spesso avevano il cortile pieno di spettatori: i vicini di
casa...
La crisi degli anni sessanta vide la sua famiglia partire
per Milano in cerca di una vita migliore, e a quattordici
anni si ritrovò all'improvviso a lavorare nove ore
al giorno e frequentando le scuole serali.
Una cosa si stava però sviluppando con forza in questo
giovane adolescente: il desiderio di esprimere in rime i conflitti
vissuti in mancanza della sua terra. Perciò sperimentò
l'espressione della poesia e i primi approcci con la composizione
di canzoni, che non potevano ancora avere una completezza
formale per la mancanza di un'istruzione musicale... Questo
non gl'impedì però di partecipare come cantante
alle eliminatorie del Festival di Castrocaro Terme, esperienza
che si concluse senza esiti positivi.
Quel capitolo fu chiuso, ma in Gianni non diminuì la
voglia di esprimersi col canto. Così iniziò
la sua carriera musicale: prima con vari approcci, che non
lo convinsero molto... poi iscrivendosi all'Accademia Musicale
Stajano di Milano, per chitarra classica e a plettro. Qui
raccolse molte soddisfazioni per l'apprezzamento che sentì
dal direttore della scuola, sia come cantautore sia per il
gruppo musicale che costituì. Purtroppo non ebbe la
capacità di vedere il proprio talento con gli occhi
del suo maestro (più tardi seppe che intendeva affidargli
un'aula per l'insegnamento!), perciò il furto degli
strumenti musicali che subì con tutto il suo gruppo,
diede un contributo alla "necessità" di smettere
per cercare un futuro più concreto. Gli mancavano sei
esami al diploma, anche se i più duri...
Seguirono alcuni anni di carriera sofferta, durante i quali,
osservando le sue chitarre, si chiedeva se fosse possibile
una tale fine... Non poteva certo immaginare che quel Dio
che aveva rinnegato, dandosi all'ateismo più feroce,
stesse facendo capolino nella sua vita. Dopo una lunga lotta
contro la Sua "prepotente" rivelazione, si abbandonò
nelle Sue mani, dando finalmente al Signore la guida della
sua vita. Soltanto più tardi si accorse di quanto spazio
musicale fosse riservato alla vita cristiana, e quel credo
che fino a quel momento aveva conosciuto come triste, monotono
e noioso, si rivelò, come evangelico, entusiasmante
e pienamente vissuto!
La comunità che il Signore gli indicò di frequentare,
Milano S. Siro, lo mise subito alla prova come chitarrista,
e fu presto "ingaggiato" diventando uno dei responsabili
del Gruppo dei Giovani e della Corale: una "corale di
piazza", perché due volte ogni finesettimana
era presente in varie zone di Milano per parlare di Gesù,
anche davanti a casa sua!
Nacque così il desiderio di comporre di nuovo, ma di
farlo alla gloria di Dio; perciò dopo una breve, sentita
preghiera, il Signore lo esaudì, dandogli le basi musicali
per il "Salmo 116". Erano passati ben nove anni
dalla sua ultima composizione: stava iniziando una nuova era.
La sua gioia era incontenibile, perché aveva rimusicato
il Salmo, dopo migliaia di anni, e lo aveva fatto per l'Eterno,
il Dio del Cielo!
Fu presto di nuovo all'opera (con carta, matita e chitarra)
componendo vari canti, che ormai sono adottati in diverse
chiese. Ma, in qualche modo, nella sua vita mancava un input.
Le sue chitarre non lo soddisfacevano, e ne ebbe conferma
quando all'Istituto di Isola del Gran Sasso conobbe la compagna
della sua vita. La sua voce lo rapì letteralmente e
quando lei mise le mani sul pianoforte, Gianni capì
che non avrebbe voluto di più dalla vita, se non cantare
con lei. Verena lo "rapì" anche in Svizzera,
dove vivono ormai da venticinque anni e hanno fondato la prima
comunità evangelica di lingua italiana dell'Alto Zurighese.
Questi ultimi fatti non hanno impedito che continuasse a comporre
brani cristiani, ma hanno naturalmente frenato l'antico desiderio
di realizzare un'opera discografica che permettesse anche
ad altri di imparare i suoi brani come li aveva avuti dal
Signore.
Finalmente nel 2002, dopo una lunga gestazione, è uscito
"Sentocheforte". Sarà gradita quest'opera
al pubblico evangelico? Se così piacerà anche
al Signore, nel cassetto c'è già il seguito...
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